La prima volta

Ieri per il treenne Fagio è stata la giornata delle prime volte.
La prima volta che è andato in bici senza rotelle e ha voluto chiamarmi dalla macchina, prima ancora di rientrare a casa, per annunciarmelo trionfante.

La prima volta che è andato a teatro, ad assistere ad uno spettacolo con attori e burattini.

Il tragitto in metropolitana, la vista di una sala con tanti bambini eccitati come lui, la ricerca del proprio posto a sedere e l’attesa dell’inizio. E poi ancora lo spettacolo, i colori, i pupazzi, le canzoni. Fagio che apostrofa Pippi urlando nel buio, che non riesce proprio a stare seduto e si contorce tarantolato e sbracato sulla sedia, gli occhi accesi di felicità, il bellissimo visino bianco e rosa, quelle risate di pancia che solo i bambini riescono a fare.

Fagio che si gira e mi dice: “Ancora, torniamoci ancora!”.

Fagio che quando le luci si accendono si vergogna a parlare a Pippi e allora la guarda in silenzio tutto vergognoso e dice a me di chiederle di mostrarci i suoi pupazzi. Fagio in silenzio con gli occhi bassi ma l’espressione gioiosa.

E io lì vicino, che non guardo lo spettacolo ma solo lui, piena di una pienezza che solo il mio bambino mi può dare.

E mi chiedo chi devo ringraziare per tutto questo.

 

 

Ascolta. Si fa sera

Siccome ho messo a tavola in tempo di record la famigliuola, caricato la lavastoviglie, messo su prima il minestrone e poi il ragù, stirato guardando un vecchio film su Rete 4, da brava casalinga post-modern finalmente mi posso rilassare al piccì.

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Scatenate l’inferno

OK, fino ad ora ci siamo entusiasmate per le possibilità che la rete ci offre di comunicare tra di noi e con le aziende, ci sentiamo le pioniere del nuovo mamma-blog-pensiero. Bene, adesso è giunto il momento di tirare fuori gli artigli.

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Una sera, al buio


Finalmente siamo nel buio della tua cameretta. Io seduta per terra sul tappeto accanto al tuo lettino, tu raggomitolato a pancia in giù con il sedere pannolinato per aria, abbracciato all’orsetto.

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Tutte le mattine

Tutte le mattine mi dirigo verso il nido spingendo il passeggino con su Buddina e Fagio in piedi sulla pedana. Il tragitto per me e Fagio è l’occasione buona per rimbalzarci domande e risposte sulle foglie gialle che cadono dagli alberi, sulle macchine che escono dal garage, sul cielo che a volte è azzurro a volte no. Arriviamo al portone del nido e siamo sereni, sono pronta a lasciare il mio bimbo sapendo che è di buon umore e che sta per incontrare gli amichetti in un ambiente fatto apposta per lui.

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Non rompete la mia pubblica quiete!

       Ho letto con un po’ di ritardo questo contributo di Marina Terragni sul suo blog (http://terragni.wordpress.com/2008/09/13/urlatori/ ).

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A Milano, oggi

Vedo un ragazzo ben vestito portare il suo cane a fare i bisogni su un’aiuola dei giardinetti accanto alla scritta "Vietato ai cani". Gli chiedo cosa stia facendo, ma lui, sicuro, mi risponde che sono io a non farmi i c***i miei.

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