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Una volta facevo la manager. Oggi faccio la mamma di due bambini e gestisco quella che io definisco la mia impresa familiare. Non sto più dietro a una scrivania, ma mi sento più viva ed interessante di prima.

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On line dal 22 settembre 2008. Nota dell'autrice: quando si lascia un commento in un blog è come quando si bussa alla porta di casa di qualcuno. Si cerca di essere franchi ma ben educati e i piedi si puliscono bene sullo zerbino. Pertanto, se ogni tanto ricevo commenti a mio giudizio maleducati o importuni li lascio fuori dalla porta. Spero che non me ne vorrete.

questo blog fa parte della rete del Mommyblogging italiano

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Mi riduco al Massimo

postato da M di MS [16/11/2009 00:57]
C'è un post veramente molto interessante sul blog di Lorenza. E' due giorni che penso a come commentarlo, ma le idee si accavallano e non riesco ad arrivare alla sintesi. Prendo lo spunto dal titolo di un blog che ci segnala Lorenza "Used to be somebody. Manic working mother who finally had enough of having it all. Now trying to have a life instead."

Quando l'ho letto ho fatto un balzo sulla sedia. Mi ha ricordato immediatamente quello che c'è scritto qui, in questa pagina, in alto a sinistra: Una volta facevo la manager. Oggi faccio la mamma di due bambini e gestisco quella che io definisco la mia impresa familiare. Non sto più dietro a una scrivania, ma mi sento più viva ed interessante di prima.

In questi due pay-off, prendendo in prestito la terminologia del marketing, c'è tutto.

Nel primo c'è la stanchezza di non riuscire a stare dietro a tutto (lavoro full-time e famiglia) in una gara con se stesse verso una perfezione che non esiste. C'è la perdita di status che ti dà l'abbandono del lavoro codificato dal biglietto da visita aziendale. C'è il desiderio, forte, di ricominciare una nuova vita.

Nel secondo, il mio, ci sono il passato e il presente, chiamato con il suo nome, quello che in una città come Milano è
tabù: "faccio la mamma". La faccio al mio meglio, dedicando tutto il tempo che io ritengo necessario. E poi c'è la consapevolezza che vivere questa nuova esistenza mi ha posto in un'altra dimensione, mi ha aperto gli occhi sui miei desideri più profondi e, dopo un lungo processo di maturazione, mi ha reso una persona soddisfatta di se stessa.

Il "downshifting" (cioè il ridimensionamento) di cui si parla quando ci si riferisce alle madri che fanno la scelta della vita casalinga per seguire i figli, su di me ha avuto uno strano effetto. Quando ero impegnata nella rincorsa dei clienti e spesso la soddisfazione proveniva più dallo spiccare regolare fattura che dal modo in cui si arrivava a terminare il lavoro, ero come un cavallo da corsa con i paraocchi. Confrontata con la donna di oggi, ero sicuramente più monodimensionale, interessata prevalentemente a me stessa, a dove/cosa avrei fatto di lì a qualche mese, alle scadenze. Certo, progettavo anche delle belle vacanze esotiche con il mio fidanzato ed ogni volta la meta doveva essere più arrapante, spostando l'asticella dello stupore un po' più in là. Ma non si vive di solo lavoro né di soli happy-hour e si decide di avere dei figli.

 

Oggi ci sono IO.

Non sono un nome su di un biglietto da visita. Non metto più i tailleur neri tutti uguali. Non ho l'ansia.

Ho tempo per guardare fuori dalla finestra ed interessarmi agli altri. Anzi, vi dirò di più, il mondo mi interessa enormemente di più!

Ho reimparato a conoscere la mia città, come se fossi una turista, giacchè non prendo un treno o un aereo quando è ancora buio per poi tornare a casa quando è già buio. Spesso mi trovo a spingere un passeggino e questo ha aumentato in me la sensibilità per i temi ambientali e di rispetto civico. Provo un sentimento di solidarietà nei confronti delle altre donne, specie le mamme. Quando lavoravo pensavo che le casalinghe non facessero nulla e che il loro QI fosse pari a zero (beh, questo in effetti non dipende dalla professione). Oggettivamente credo che la nostra società faccia abbastanza schifo, sia umanamente che economicamente, quindi provvedere nella forma più diretta possibile all'educazione dei miei figli non mi dispiace affatto.

Adesso che i bambini sono un po' più autonomi ho ricominciato a coltivare i miei interessi; casualmente il blog mi ha offerto la possibilità di stringere nuove amicizie reali, di partecipare a tante iniziative utili per il cervello e divertenti per l'anima.

Non è che non voglio più lavorare. Come molte altre donne, non penso che attualmente il mondo del lavoro sappia premiare adeguatamente le intelligenze e i portafogli. Le professioni di contenuto sono sempre meno numerose, molte aziende non sanno gestire le risorse umane, nessuno è garantito (nemmeno in banca e nelle assicurazioni). Mentre i tuoi figli crescono tu sei a fare il passacarte o a combattere con un AD di cent'anni per spiegargli che deve rispondere alle mail dei clienti. Ma chi te lo fa fare?

Certo, è un problema che riguarda anche gli uomini, mica solo le donne. Cosa possiamo fare per cambiare il lavoro oggi, per tutti? Perché se non ci fosse il problema del mantenimento di una famiglia, credo che a molti di loro il downshifting non dispiacerebbe affatto. Perché va cambiata la considerazione sociale dell'homo domesticus, perché bisogna piantarla di pensare alle leggi per la maternità quando è necessario considerare la famiglia (uomo + donna), perché è possibile riprogettare certe modalità di lavoro portandole alla flessibilità di tempo e luogo.

Ma c'è un problema: l'Italia è un paese di vecchi e ai vecchi non interessa cambiare nulla. Quindi torniamo al punto da cui eravamo partiti: dobbiamo fare più figli!

 

Insomma, questo "downshifting" alla fine ha rivelato a me stessa chi ero veramente, mi ha permesso di ammettere che avevo iniziato a recitare una parte per sostenere una serie di aspettative economiche, ma anche sociali. Era qualcosa che aveva a che fare anche con la mia famiglia di origine, con il desiderio di dimostrare di aver meritato i benefici ricevuti a due genitori di grande successo professionale, entrambi provenienti da famiglie umili. Insomma, un gap che, per la disparità dei punti di partenza, non avrebbe mai potuto essere colmato.

Insomma, sono, siamo cresciute con un modello femminile diverso dal nostro. La generazione di donne che ci ha preceduto ha combattuto per i diritti di cui oggi beneficiamo (ricordiamoci che negli anni'60 all'atto dell'assunzione facevano firmare una lettera in bianco, che in caso di maternità poteva diventare di dimissioni) e noi vogliamo buttare alle ortiche le nostre chances?

Non si scappa, oggi la rivoluzione nel mondo del lavoro si può realizzare sono con un'alleanza di uomini e donne. Sembra molto difficile, ma chi lo sa? Grazie a questa crisi economica mondiale, che secondo me non è ancora finita, forse toccheremo il fondo del fondo. La disillusione e la mancanza di punti di riferimento qualcosa insegnerà, spero che ne beneficeranno almeno i nostri figli.

 

Un articolo e sondaggio interessante su Blogmamma