Ti lascio perchè ti amo troppo

Caro Tiscali Blog,

ormai nel già lontano settembre 2008 aprivo con te il mio umile blog, uno scherzo, un passatempo che invece è diventato per me sempre più utile e importante. Grazie per avermi aiutata ad esprimere le mie idee e a conoscere tante persone interessanti, ma oggi ti devo lasciare.

No, non insistere, lo faccio per il tuo bene. Non ti merito, è meglio che tu sia libero di trovare la blogger giusta, lo faccio per te prima che per me stessa. Sì, lo ammetto, ultimamente ci sono state un po’ troppe interruzioni del servizio e manutenzioni non programmate che hanno minato le basi di fiducia reciproca del nostro rapporto… Insomma, caro Tiscali Blog: MI SONO ROTTA!

Oh, là! E da oggi mi trovate QUI.

La prima volta

Ieri per il treenne Fagio è stata la giornata delle prime volte.
La prima volta che è andato in bici senza rotelle e ha voluto chiamarmi dalla macchina, prima ancora di rientrare a casa, per annunciarmelo trionfante.

La prima volta che è andato a teatro, ad assistere ad uno spettacolo con attori e burattini.

Il tragitto in metropolitana, la vista di una sala con tanti bambini eccitati come lui, la ricerca del proprio posto a sedere e l’attesa dell’inizio. E poi ancora lo spettacolo, i colori, i pupazzi, le canzoni. Fagio che apostrofa Pippi urlando nel buio, che non riesce proprio a stare seduto e si contorce tarantolato e sbracato sulla sedia, gli occhi accesi di felicità, il bellissimo visino bianco e rosa, quelle risate di pancia che solo i bambini riescono a fare.

Fagio che si gira e mi dice: “Ancora, torniamoci ancora!”.

Fagio che quando le luci si accendono si vergogna a parlare a Pippi e allora la guarda in silenzio tutto vergognoso e dice a me di chiederle di mostrarci i suoi pupazzi. Fagio in silenzio con gli occhi bassi ma l’espressione gioiosa.

E io lì vicino, che non guardo lo spettacolo ma solo lui, piena di una pienezza che solo il mio bambino mi può dare.

E mi chiedo chi devo ringraziare per tutto questo.

 

 

Giochi di società

A parte che mi diverto come una pazza.
A parte che conosco gente che mi interessa e ha qualcosa di interessante da dire.
A parte che ritrovo entusiasmo intorno e dentro di me. Per poi scoprire (ma mica poi tanto) che grazie ad internet il mondo non è la fuori ma dentro la mia testa, nei miei pensieri e in quella tastiera che batto in continuazione.

A parte che dal virtuale sono già passata al reale e ormai c’è un continuum tra le identità a video e chi incontro per strada, ad un meeting o sento al telefono.

A parte che esistono le affinità elettive e con i blog ci siamo tutti dentro.

A parte che si può essere parte di una comunità tenuta insieme da una ragnatela di pensieri e parole.

A parte tutto questo.

Ieri una istrionica ragazza mi ha messo in mano il suo di biglietto da visita e ci ho letto scritto: social player.

FIGO!!!

La prossima volta che mi chiedono che lavoro faccio rispondo che sono una social player. Voglio proprio vedere se hanno il coraggio di chiedermi cosa vuol dire.

No. Non vuol dire escort.

P.S.: che poi le mamme sono sempre state delle social player. Cammini per strada e ti saluta il fruttivendolo, fuori di scuola chiacchieri con le altre mamme, la vicina di casa ti ferma in portineria per sapere dell’assemblea di condominio.

Solo che prima si usava il termine “pettegola“.

 

 

 

Mi aspettavo di andare a teatro

Ho appena scoperto di aver vinto i biglietti per andare a vedere a teatro "Pippi Calzelunghe", partecipando al concorso di Genitori Crescono. Ci andrò con mio figlio di 3 anni e mezzo, un bambino monello e adorabile, che nonostante le marachelle mostra una certa dose di sensibilità. Sono così contenta di andare con lui, sarà la prima volta. Portare il bambino a teatro: sì, era questo che prima che lui nascesse immaginavo avremmo fatto insieme.

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Come diceva Vasco: non basta avere un figlio per essere un uomo e non un coniglio

Se vostro figlio minorenne rigasse la portiera di una macchina parcheggiata riterreste giusto risarcire il danno al proprietario? Se rompesse un vetro con una pallonata riterreste giusto risarcire il danno al padrone di casa?

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Innamorati a Milano

A Milano fa freddo. Ma non si può vivere chiusi in casa. Perciò sabato pomeriggio siamo usciti sul tardi per fare due passi e respirare un po’ all’aria aperta. Nel buio della sera attraversiamo una bella ex piazza, una delle tante che esistono oggi in città, strappate per anni alla gente del quartiere fino a che il mega parcheggio sotterraneo non sia pronto e gli sparuti alberelli di nuova piantumazione servano ad ingentilire il cemento. E spingendo il passeggino mi imbatto in questo foglio A4, semplice, pulito, scritto a mano e attaccato con lo scotch al reticolato del cantiere.

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Meet the guru

Alla velocità del web Jolanda mi ha preceduto raccontandovi del simpatico e utilissimo incontro di oggi con Tata Lucia, la tata più amata dagli italiani che guardano "Sos Tata" e completamente ignorata da quanti non hanno figli (a quell’ora sono a un happy hour). A proposito, dopo un paio d’ore dalla trasmissione ho incontrato per caso Italian Mom che ho cercato immediatamente di impressionare: "Ho un gossip!" "Sì certo, ho visto la vostra foto su internet" "Ah.".

Siccome Jolanda ha un’immagine da difendere e io no (nì) e inoltre vi ha già dato una versione ufficiale della storia, mi vedo costretta ad offrirvi la visione ufficiosa della fan.

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Chi fa che cosa

Sono le nove e mezza di sera e noi siamo al buio nella cameretta.

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Traslocare è un po’ come morire. Ma anche rinascere

Ci siamo. Abitiamo ormai stabilmente nella nuova casa ed io mi trovo in quel tipico limbo di chi deve adottare nuove abitudini ed automatismi ma non l’ha ancora fatto. Eppure non credevo che avrei dimenticato così in fretta il vecchio appartamento (sì, lo ammetto, mi manca la veranda che usavo per stendere i panni e parcheggiare due passeggini e tre tricicli, vale tanto oro quanto è grande).

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Conto alla rovescia

Meno 2 giorni all’alba.

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